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Astrua Magazine

La Biennale di Alejandro Aravena con Rolex Partner, orologio ufficiale e promotore dei “Meetings on Architecture”

Già Massimiliano Fuksas ha vestito le sue opere con lo slogan “più etica e meno estetica”, ma con Alejandro Aravena lo scollamento tra architettura tradizionale e società è pressoché totale. Col vincitore del Pritzker Prize 2016 ( Il Nobel dell’Architettura) e direttore della quindicesima Mostra Internazionale di Architettura dal titolo Reporting From the Front (28 maggio – 27 novembre 2016) si ripensa alla relazione, spesso mancata, tra bellezza e “convenienza” puntando il dito sul valore etico dell’architettura che si fa portatrice di soluzioni razionalizzatrici per la società e per l’ambiente superando l’autolesionismo degli ecomostri, favorendo il riuso e il riciclo e orientando la ricerca verso orizzonti positivi.

Rolex Partner Meetings on architecture

L’architettura dunque come scienza che possa fornire delle risposte e guardare finalmente alle realtà marginali perché, come già affermava Iosif Brodskij nelle sue poesie, “la periferia non è il luogo dove il mondo finisce”. “Interessa come strumento desiderato di self-government, come mezzo di una civiltà umanistica, non in grazia di uno stile formale, ma come evidenza della capacità dell’uomo di essere padrone dei propri destini”: sono parole di Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, a rimarcare come l’architettura sia in realtà la più politica delle arti, quella più in relazione con i bisogni sociali e quotidiani delle persone.
Rolex Alejandro Aravena

LA BIENNALE - Non espone ma propone Alejandro Aravena e sostanzialmente rende visibile l’invisibile perché l’architettura non finisce sul far dello sguardo essendo chiamata a rispondere a più di una dimensione alla volta e poiché dà voce per la prima volta alla Biennale a 50 nuovi partecipanti su 88 provenienti da 37 Paesi, con ben 33 architetti under 40.

Tra le archistar in mostra Kengo Kuma, David Chipperfield, Peter Zumthor, Herzog & De Meuron, Kazuyo Sejima, Rem Koolhaas e Renzo Piano. Tre sono i progetti speciali presentati: Reporting from Marghera and Other Waterfronts a cura di Stefano Recalcati, A World of Fragile Parts siglata Brendan Cormier e Report from Cities:Conflicts of an Urban Age curato da Ricky Burdett.

In particolare quest’ultimo è una prospettiva dal fronte urbano in risposta alla chiamata alle armi lanciata da Alejandro Aravena nella battaglia per un ambiente edificato più sano e coerente. Si riflette su come in Africa e in Asia, dove avverrà la maggior parte della crescita territoriale, buona parte dello sviluppo urbano soffra ancora di una mancanza di regolamentazione e pianificazione: vengono presentate le tendenze urbane globali dal 1990 all’anno scorso, si esaminano alcuni casi studio come Shangai, Addis Abeba, Londra Istanbul e Mumbai e vengono presentati 50 nuovi esempi costruttivi, mentre un’installazione mette a confronto i diversi modelli di crescita di Bangkok, Il Cairo, Guangzhou, Ho Chi Minh City, Karachi, Kinshasa e Lagos.

Rolex Biennale di Venezia

Molto interessanti il progetto Biennale Sessions per le Università, l’attività Educational con percorsi guidati e attività di laboratorio ed i meetings on Architecture realizzati con sostegno di Rolex; tra i prossimi il 29 ottobre (Teatro alle Tese ore 15) Ambiente con Michael Braungart, Batlle i Roig Arquitectes, Hugon Kowalski, Transsolar e il 26 novembre (Teatro alle Tese ore 15) Conflitti con Milinda Pathiraja, Shigeru Ban, Manuel Herz, Eyal Weizman, Robert Jan van Pelt. Come segnala Arnaud Boetsch, Direttore Comunicazione e Immagine Rolex “il supporto ai Meetings on Architecture darà un ulteriore contributo a rendere la Mostra il forum più all’avanguardia per il dibattito sull’architettura”.

L’IDEA DI FONDO - Se poi non ci sono immagini che anticipino i progetti, come avviene nella norma, l’eccezione sta proprio nell’introduzione alla Biennale con una riflessione sullo sguardo o meglio sull’expanded eye qui inteso come cambio di prospettiva. Viene per questo inserita l’immagine dell’archeologa tedesca Maria Reiche e della sua scala con cui poteva studiare dall’alto senza grandi mezzi o tecnologie gli enigmatici geoglifi di Nazca.
Apparentemente solo una signora che camminava nel deserto con una scala di alluminio sulle spalle in realtà una creativa con poche risorse che contro la scarsità usava l’inventiva.

Un buon modo oggi di affrontare le sfide di questo millennio e delle zone più povere del pianeta: Reporting from the Front si propone di dar voce a chi ha sguardi ampi capaci di trasmettere esperienza, inventiva e pertinenza con quelli di noi che invece di salire sulla scala della vita rimangono in piedi a terra. Un’immagine sicuramente opposta a quella dell’ultima Biennale di Okwui Enwezor con l’Angelus Novus di Paul Klee interpretato da Walter Benjamin che trova nel passato le illuminazioni per un futuro spinto dal vento della provvidenza che soffia sulle sue ali.

Rolex e la Biennale di Venezia

ROLEX AI GIARDINIRolex è partner esclusivo e orologio ufficiale della Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia come già è stato nel 2014 e come sarà anche nel 2018. Questo perché, e sono parole di Arnaud Boetsch direttore comunicazione e immagine di Rolex “l’architettura e l’orologeria hanno molto in comune; entrambe sono chiamate a congegnare la perfetta declinazione di funzione e piacere estetico. Vi è una sola via che porta a questo risultato: il raggiungimento dei massimi standard in termini di precisione e di prestazioni”.

Rolex è da sempre attenta a tutte le forme di eccellenza progettuale, allo sviluppo urbano e alle forme d’architettura come dimostrano i due nuovi edifici della casa orologiera: la torre di Dallas in Texas progettata da Kengo Kuma e il palazzo a Milano progettato dallo Studio Albini. Questi due gioielli architettonici sono presentati in una mostra Rolex ai Giardini ed insistono sulla combinazione sapiente tra estetica elegante ed ingegnosità tecnica.

A Dallas la “torre dinamica” rappresenta una perfetta integrazione tra territorio e fabbricato con alla base dell’edificio un riferimento preciso alle mura ishigaki che cingevano un tempo i castelli giapponesi del periodo Edo a far fiorire poi sette piani a spirale con spazi intermedi (engawa), giardini e piante a ricoprire le estremità sporgenti di ogni piano curate dal paesaggista Sadafumi Uchiyama e un uso di materiali naturali come il legno sia sulle pareti sia sulle soffittature.

A Milano invece il nuovo centro logistico ed operativo è firmato da Francesco Albini, 45 anni, e dal suo studio e presenta come peculiarità la facciata mobile in metallo, dinamica ed ultraprecisa, riferimento progettuale all’acciaio usato da Rolex nei suoi segnatempo. Ricordiamo infatti che ricorre quest’anno il novantesimo anniversario dell’Oyster di Hans Wilsdorf, l’orologio su cui si poteva fare affidamento ovunque, anche in acqua e alle temperature più estreme: il primo impermeabile che, come i grandi edifici, ha superato la prova del tempo. Ritornando all’opera di Albini anche i frangiscale verticali sono in metallo e motorizzati, cambiando angolazione con lo spostarsi del sole lungo le superfici esterne, dimostrando un controllo della luce e dalla privacy unico.
Un palazzo che risponde allo stile delle diverse generazioni di Albini: ci piace rammentare una locuzione di Franco Albini che fondò lo studio nel 1930 e che riporta anche ad uno dei principi chiave di Rolex ossia “progetti di artigianato razionalizzato”. Che siano edifici o segnatempo poco importa, l’innovazione vera passa da qui.

Rolex Sadafumi



Immagini courtesy stampa ©Rolex/Reto Albertalli


 
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